
Sul post di Instagram di ieri andavo blaterando di erbette primaverili fantastiche e dove trovarle.
E ricordavo un’avventura culinaria (una “storia di Cucina”) di tanti anni fa (non tantissimi alla fine, esattamente dieci) in cui mi trovai a cucinare e fotografare per realizzare un libro, ormai introvabile sui canali istituzionali, dal titolo “La Vespa Teresa. Ricette e storie di donne di Romagna”. che prende il nome dal programma culinario che Maria Pia Timo (super simpatica attrice, comica e cabarettista italiana, e in questo specifico caso autrice e curatrice del libro) all’epoca teneva su Alice TV.
Questa avventura mi aveva colpita profondamente, e in qualche modo mi ha anche “segnata” (non caso molti anni dopo mi sono trovata ad essere “gosth cooker” per un altro libro dal sapore emiliano-romagnolo, ovvero il libro di cucina di Orietta Berti, di cui vi avevo parlato anche qui sul blog in merito al sugo d’uva.
Questi libri, vicini alla mia regione (le Marche) geograficamente e forse anche per un certo sentire la cucina e il territorio, mi hanno al tempo stesso fatto scoprire degli ingredienti per me sconosciuti, come questa erba, protagonista della ricetta di oggi, dal nome alquanto evocativo: Strigoli.
Si tratta di un’erba spontanea dalle foglie lunghe, strette e tenere, adatte alla preparazione di frittate, o come sugo per le tagliatelle (attendo consigli e commenti dei romagnoli o di chi tra voi le consce già per ulteriori spunti ;)).
Tecnicamente si chiamano Silene Vulgaris e appartenengono alla famiglia delle Cariofillacee, ma ho scoperto che dalle nostre parti hanno mille nomi: “stridoli” perché se si strofinano tra le dita le foglie stridono, oppure “carletti”, “sonaglini” e persino “scoppiettini” per via del loro fiore a forma di palloncino che, se premuto, schioppetta.
Le foglie si raccolgono però solo prima della fioritura, nella prima parte della primavera, perché poi tendono a diventare dure, e hanno un sacco di proprietà: sono depurativi (come molte delle verdure primaverili!), e un’ottima fonte di vitamina C che rinforza il sistema immunitario e riduce lo stress ossidativo, di sali minerali e di fenoli.
Quando li ho scoperti in questa occasione che vi sto raccontando, qui da me nelle Marche erano praticamente introvabili, inoltre all’epoca vivevo a Roma, e quindi è corsa in mio aiuto la mia amica Marina di La Tarte Maison, che, con l’aiuto del suo babbo, ha messo su una triangolazione di erbe di campo che manco il miglior spedizioniere…
Questa bellissima avventura unita al particolare taglio che aveva il libro di Maria Pia Timo mi aveva all’epoca ispirato un post che ricordo come uno dei migliori degli oltre 1.200 pubblicati qui sul blog: nel libro infatti, ogni ricetta era introdotta da un racconto di una donna, e un luogo della Romagna, che non solo contestualizzano il piatto come storia o aneddoto, ma a volte anche come ingredienti e procedimenti.
Ricette semplici e di casa che all’epoca mi avevano fatto tanto pensare (per contiguità geografica con le mie Marche) alle mie donne di casa, a come venivano tramandate le ricette prima dell’era di internet libri e televisione, e a come fosse necessario a volte arrangiarsi in cucina con ciò che di schietto (o anche povero) questa poteva offrire.
Quindi, sull’onda emotiva del bel taglio che secondo me Maria Pia aveva dato al libro, anche io, qui sul blog, mi ero cimentata in un esercizio di scrittura e sentimento: mentre cucinavo questo libro infatti, mi sono venute in mente donne importanti della mia vita, e quindi avevo scelto alcune delle mie foto e delle ricette preferite del libro di Maria Pia), per dedicarle a queste donne della mia vita, o donne che nella realizzazione di questo libro sono state vitali per me, a partire dall’aiuto che allora ebbi dalla mia romagnola amica Marina ;)
Esattamente come Maria Pia aveva fatto nel suo libro: una donna, un luogo, un piatto.
Se siete curiosi di leggere questa libera associazione, il post che ne parla è QUESTO, ma essendo lunghetto e vecchiotto, il blog non lo carica bene, quindi, per chi ha un browser che lo permette, vi consiglio di andare sulla stringa dell’indirizzo web, e selezionare la “modalità lettura”.


Se invece siete interessati alla ricetta dei french toast con gli strigoli, buone notizie:
post lungo, ricetta breve! ;-P
Non essendo come potete immaginare una super navigata degli stridoli, ma essendone pazzamente innamorata come di tutte le erbe primaverili, è proprio dal mio amore per la primavera e suoi ingredienti che mi sono fatta guidare, e ho deciso di associarli alle mie amate uova, e prepararci un piatto veloce da finesettimana: dei french toast con gli strigoli leggermente ripassati in padella.
Io li ho fatti semplicemente così, perché adoro il loro sapore delicato e non volevo coprirli con nessun altro ingrediente e mi sono limitata ad associare alla preparazione finita un pezzetto di formaggio di malga per avere un piatto bilanciato, ma se volete potete aggiungere uno specchietto d’aglio in cottura, oppure un’alicina sottolio o qualche oliva.
è questa la mia idea di cibo, frugale e un po’ indulgente

French toast con gli strigoli
Ingredienti per 2 persone
Per i French toast
4 fette non troppo grandi (io ho usato un filoncino) di pane leggermente raffermo
1 uovo (2, magari piccole, se le fette di pane sono grandi)
2 cucchiai di latte fresco intero
burro per la padella, sale e pepe
Per la farcitura
500 g di strigoli
olio extravergine d’oliva, sale
1-2 cucchiai di pinoli
formaggio di malga a piacere per servire
Lavate gli strigoli e mondateli staccandone le foglie dai gambi (come nella foto sul tovagliolo ;)). Asciugate bene su un canovaccio o tampinando con carta da cucina e tenete da parte.
Sbattete l’uovo con il latte in un ampio piatto fondo e imbevetevi ad una ad una, da ambo i lati, le fette di pane.
Fate fondere poco burro in una capace padella antiaderente e fatevi dorare le fettine di pane da ambo i lati. Tenete da parte al caldo.
In una capace padella antiaderente fate scaldare due cucchiai di olio e trasferitevi gli stridoli; saltateli appena per un paio di minuti, togliete la padella dal fuoco e aggiungete un pizzico di sale.
Farcite i french toast caldi con gli strigoli appena ripassati, aggiungete i pinoli in ciascun piatto e servite subito.
Buon weekend di primavera a tutti
Emanuela Lupi
Aaaaaaaahhhh oggi pomeriggio al super li ho visti e ti ho pensata!!!!!
Qui da me si chiamano ”stridi”(noi quassù accorciamo sempre tutto eheheee) e anche io li adoro.
Mari ci ha fatto diverse ricettine (credo forse anche un risotto, assieme allo squacquerone…non vorrei sbagliarmi).
Che bello dovrebbe essere questo librooooo… uff peccato che non sia più in circolazione…
Però intanto grazie per avercelo fatto conoscere attraverso le tue meravigliose parole.
Buon fine settimana.
Manù.
Rossella
Manùùùùù, ma quanto mi piace quando “MI SGAMI AL VOLO”!
Ahahha, mia fa ridere che voi sforbiciate i nomi!
Il libro è bellissimo, ti piacerebbe tanto, e Mari, sì, pure una minestra se non sbaglio.
Io li adoro in padella, ma non mi spiacerebbe una versione coi passatelli sai? Tanto per rimanere in “zona nostra”…
Baci Manùùùù!