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Vaniglia — Storie di cucina

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Cucina “rustica” regionale: i libri bellissimi del weekend #11

19 Gennaio 2026 Cookbooks, Food

cucina "rustica" regionaleIeri dovevamo portare i (3) gatti alla benedizione degli animali di Sant’Antonio Abate ma io non ci ho capito nulla con gli orari e alla fine ci siamo ritrovati con l’ingresso di casa pieno di trasportini raccattati da amici e parenti (oltre al nostro) e il frigo pieno di strutto, lì, accanto al burro, perché mi ero messa in testa di fare le ciambelle di Sant’Antonio (i gatti alla fine hanno scampato la benedizione ma io le ciambelle le ho fatte eh ;)) per le quali sono d’accordo con la mia mica Marina di La Tarte Maison, questo ingrediente è imprescindibile, ma non così totalizzante come mi ero prefigurata prima di iniziare una avvincente interpolazione di tutte le ricette di ciambelle lievitate & co. che potevo trovare in TUTTI i libri di cucina tradizionale italiana o meglio ancora delle Marche e dell’Emilia Romagna che avevo in casa.
La colpa è della mia amica Marina che un paio di gg fa (decisamente più nei tempi della sottoscritta) ha postato sul suo canale IG la sua ricetta delle tradizionali ciambelle di Sant’Antonio Abate (17  gennaio) che potete trovare in questo periodo zona riminese e anche più a Sud (come a Senigallia per esempio ;), ma credo anche un tantinello più a nord e più a sud sulla costa adriatica.
Se volete provarle immediatamente, correte da lei al post lincato, se avete invece curiosità e/o pazienza di una versione leggermente rivisitata (scartabellando nei libri che vedete qua sopra mi hanno ispirato un paio di versioni, quella delle “Ciambelle con gli anici” marchigiane citate nel libro “La cucina marchigiana tra storia e folclore“, impastate con vino bianco, e quella delle “Ciambelle ossia Buccellati” ne “La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi, in una versione impastata con un po’ di rum e marsala, quindi io alla fine ho propeso per il vino bianco) aspettate giusto un paio di giorni, perchè oggi, in verità, io ho voglia di parlarvi non tanto della ricetta, quanto dei libri che mi sono trovata a prendere in mano per cercare di metterla a punto, dando di fatto il via in un modo del tutto casuale ad un nuovo appuntamento de I libri bellissimi del weekend, a tema, come recita il titolo del post e liberamente ispirata da alcuni volumetti di cui vi sto per parlare, che si chiamano proprio così,
cucina rustica regionale
Adoro la parola “rustico”, e non so perchè fino ad oggi non avevo mai pensato di dedicale uno dei nostri adorati appuntamenti sui libri.
Non è esattamente il weekend, ma incresciosamente lunedì, perchè questi post sui libri sono incredibilmente lunghi da scrivere, e ho iniziato ieri e finito or-ora ;)
Per recuperare, e giuro, proverò brevemente, eccomi a voi (parto in alto a sinistra riferendomi ai libri che vedete nella foto, ma dato che i Mangiari di Romagna erano rimasti indietro perchè ho aperto questi libri sedendomi sul letto e lo avevo lasciato aperto alla pagina interessata alle mie spalle ovvero sul cuscino, quando li ho presi tutti in braccio per sparpagliarli sul pavimento (l’assistente pelosetto è arrivato da sé) era rimasto fuori dalla foto di gruppo, e per fare ammenda gli ho dedicato un assolo e anzi inizio da lui e poi tenterò una specie di senso orario cercando di seguire la foto ;))!

Mangiari di Romagnacucina "rustica" regionale di QUONDAMATTEO G. – PASQUINI L. – CAMINITI M. – gennaio 1979

Ho comprato questo libro circa una dozzina di anni fa nella Libreria Riminese proprio con la mia amica Marina!
Il libro, dopo una interessante introduzione che tocca anche (doverosamente) l’argomento vini, si compone di ricette suddivise in capitoli:

– Le Minestre (che comprendono sostanzialmente i primi, quindi anche tagliatelle, oltre a Lasagne, Cappelletti, Tortelli, Ravioli, Gnocchi e “Passatini”…)
– Le Pietanze (come Ossobuco, Pollo alla Diavola, alla cacciatora, Piccioni in umido, Agnello all’uovo…)
– L’alimento pesce, sezione che apre con una introduzione sulle più note varietà di pesci dell’Adriatico, che per una come me che sul pesce “nostrano” ha davvero molto da imparare è quanto di più utile si possa immaginare, seguito da due paragrafi specifici Molluschi e Crostacei, e poi è seguito dalla capitolo specifico sulle ricette di
– Piatti di pesce (varie adorabili versioni di Brodetto, spaghetti e risotto e zuppa con le “poveracce” (vongole), piatti arrosto e in gratella e fritti, o in umido, o marinati, …)
– Brodo, ragù, salse e contorni
– Dolci tipici di Romagna, (capitolo che letteralmente adoro, perchè ci sono quelle ricette di dolci Romagnole il cui eco marchigiano sento fortissimo (la ciambella, le castagnole ), o anche tutte romagnole che ho imparato a conoscere e amare proprio grazie alle mie gite adriatiche (come la piada dei morti o la Sapa).

A seguire una parte dedicata alle ricette ravennati, più una ultima parte, bellissima, di ricette antiche, dal titolo “Alla ricerca del Mangiar Perduto“, direttamente dai ricettari delle signore, con i nomi delle signore stesse accanto alla ricetta, proprio come nel quaderno delle ricette di mia mamma <3

cucina "rustica" regionaleLe ricette di Petronilla di Amalia Moretti Foggia – settembre 2017
Petronilla, pseudonimo di Amalia Moretti Foggia, nata nel 1872, borghese colta, raffinata e più volte laureata, a partire dal 1928 pubblicò sulle pagine della Domenica del Corriere – settimanale conosciuto anche per le copertine di Achille Beltrame – oltre 800 articoli di cucina e di economia domestica, che divennero la ‘scuola’ per tante massaie chiamate a mettere insieme il pasto, a barcamenarsi per sfamare la famiglia nel ventennio fascista utilizzando ingredienti poveri.

Le ricette di Petronilla non sono mai complesse, non prevedono ingredienti difficili da reperire, sono rispettose e danno il giusto valore all’impegno che richiedono per essere realizzate e portate in tavola.

Nel libro Stefania Barzini propone, commenta e reinterpreta in chiave contemporanea le preparazioni che, dietro lo schermo di un nome d’arte diventato celebre, entrarono nelle case e nelle cucine dei lettori italiani, ispirando i pranzi e le cene di migliaia di famiglie.
Il volume è arricchito dal materiale d’archivio raccolto nel tempo da Gianfranco Moretti Foggia, nipote di Amalia e memoria storica della sua illustre famiglia.

cucina "rustica" regionaleLa cucina rustica regionale, di Luigi Carnacina – a cura di Luigi Veronelli – 1980
Si tratta della collana BUR scritta da Luigi Carnacina, cuoco e gastronomo allievo di Auguste Escoffier, giornalista, filosofo, composta da 4 volumi (io fino ad oggi ne avevo solo tre e mi mancava propio il Centro Italia, acquistato grazie a questo post esattamente mentre scrivevo  a caccia di link ;)):

1 – ITALIA SETTENTRIONALE
2 – ITALIA CENTRALE
3 – ITALIA MERIDIONALE
4 – SARDEGNA E SICILIA
Le ricette sono spiegate brevemente e perfette secondo me per chi ha esperienza in cucina o conosce la ricetta, e per i collezionisti e per chi, come me, è sempre alla ricerca trasversale di un riscontro o di capire la natura o la storia di una singola preparazione.

cucina "rustica" regionaleLe Marche in bocca – Libro raro di ricette marchigiane di Igino Righi – 1979
Il libro è stampato su carta riciclata, simile alla “carta paglia” con cui i vecchi alimentari incartavano i cibi.
Le ricette tipiche della regione Marche sono scritte in corsivo a mano e in dialetto anconetano con la “traduzione” in italiano stampata a fronte e quella in inglese subito dopo.
Oltre alle ricette ci sono anche alcune poesie dialettali di soggetto culinario, la riproduzione di alcune vecchie stampe e un glossario per comprendere i termini del dialetto anconetano.
Si tratta di un libro raro per i collezionisti del genere e adatto anche per un regalo particolare (io lo adoro, come tutti quelli della sezione, ovviamente).
Per l’attendibilità delle ricette ho confrontato, a campione diciamo, i “Caciùni” di pagina 154-155 con i miei Calcioni Marchigiani e devo dire che le quantità sono compatibili ;)

cucina "rustica" regionaleCivilta’ della tavola contadina. 190 ricette e tanti buoni consigli. Di Leo Codacci – dicembre 1981
Libro edito da Sansoni nel 1981, cartonato editoriale con sovraccoperta illustrata, pp. 197 con alcune illustrazioni in nero nel testo e alcune tavole fotografiche in nero fuori testo.

“Ho inteso con parole semplici, riproporre quella che era la cucina contadina intorno alla quale troppi ronzano con intendimenti industriali. E dicono la cucina povera dei poveri contadini.
Non è la cucina povera e non furono poveri i contadini.
Parlo dell’aggettivo “poveri” inteso a far colpo sulla gente suscitando la tenerezza più deteriore.”
Dalla prefazione dell’autore, Leo Codacci
Vi lascio il sommario <3
– Le materie prime
– Minestre, pastasciutte, polenta… tutto quello che veniva (e viene) servito come primo
– Carne, pesci, frittate, contorni… tutto quello che veniva (e viene) servito come secondo
– Cinquantacinque consigli utili

cucina "rustica" regionaleLe ricette regionali italiane. Interpretate da Anna Gosetti della Salda – 1967

Anna Gosetti della Salda è stata direttrice della rivista La Cucina Italiana dal 1952 al 1981, e il suo lavoro sulla cucina regionale è considerato una pietra miliare; in effetti questo è un libro culto, il mio personale “primo orientamento” quando cerco una ricetta della tradizione gastronomica italiana.

È in realtà un  libro di cucina fondamentale nel panorama italiano, pubblicato la prima volta nel 1967, e raccoglie migliaia di ricette tradizionali, organizzate per regione e tipo di piatto, diventato un’opera di riferimento per la cucina casalinga e la cultura gastronomica, frutto di anni di ricerca sul campo (Gosetti della Salda ha viaggiato in tutta Italia per raccogliere le ricette direttamente dalle fonti più attendibili, verificando e provando ogni piatto) per documentare le ricette più autentiche, con dosaggi e tempi realistici per una cucina media.

Il volume ha oltre 1000 pagine e più di 2000 ricette, un “libro sacro” sulla cucina regionale italiana, che ha codificato e preservato le ricette del nostro Paese. L’intento dell’autrice è quello di ricostruire con la maggior fedeltà possibile le ricette, spesso molto diverse da certi luoghi comuni, lontani dalla realtà dei piatti tradizionali. Ogni ricetta è stata provata defininendo dosaggi e tempi di cottura, realisticamente adeguati alla disponibilità dell’attrezzatura di una cucina familiare media (ed è pieno di miei post-it e segnalibri ;)).

Antologia della cucina popolare – Comunità montana Alta Valle dell’Esino, 1993

Di questo libro vi ho parlato in tantissimi post in merito a tante ricette tradizionali delle mie parti, perchè questo testo è per me davvero la bibbia, o la mappa, delle ricette regionali delle mie parti!

Per me è un ricettario fantastico e commovente, frutto di una ricerca degli alunni delle scuole elementari e medie di tutto il distretto di Fabriano, svolta durante l’anno scolastico 1982-1983 e dedicato a tutte le nonne e le bisnonne della Comunità Montana.

Non sto a dirvi che cosa significhi per me questo libro, anche più di Artusi (ne parliamo qua sotto ;)), de Il talismano della felicità, e del libro della Gosetti della Salda (di cui parlavamo qua sopra ;)), tutte pietre miliari della mia ricerca in merito alla cucina tradizionale italiana, che abbracciano ad ampio spettro la cucina italiana, ma che, ovviamente, non si inerpicano per i meandri delle cucine tradizionali locali, in profondità, per forza di cose..

Adoro di questo libro non solo il senso della civiltà contadina nei piatti, ma la stagionalità legata al lavoro nei campi e alle ricette tipiche, perchè legate alle celebrazioni di semine, raccolti, feste o vendemmie e trebbiature, della tradizione.

I dolci dimenticati di Rita Monastero – 2016

Il libro di Rita Monastero non è come praticamente tutti gli altri che trovate in questa selezione (forse come la raccolta di ricette di Petronilla) una ricerca sulle ricette originarie della cucina tradizionale italiana, campanile per campanile, anche se in buona parte riguarda i dolci dimenticati, ma la raccolta di più di 100 ricette dolci provenienti dal passato passando per vecchi quaderni di cucina “di casa”.
Le ricette hanno dunque i nomi che potreste trovare in un ricettario scritto a mano di famiglia, un quaderno della mamma o della nonna, spesso seguite dal nome di una zia o di un’amica proprio come nelle raccolte casalinghe di una volta, tramandate di generazione in generazione. Ci sono meno dolci “famosi” e più dolci “vintage”, alcuni sconosciuti, intimamente legati al passato e ai ricordi.
L’intento è infatti proprio quello di raccogliere preparazioni dimenticate, di riscoprirne i sapori e di riportare alla memoria un ricordo.
Nelle tre sezioni del libro, dedicate alle torte da credenza, a dolcetti e biscotti, a creme e budini, ci sono il pandolce ai fichi, il dolce di castagne, la torta di pane nero, i biscotti al latte, le pastarelle, i susamelli, il biancomangiare, il budino al cioccolato nelle sue numerose varianti e tante altre ricette di un tempo, rustiche ma buone, preparate con ingredienti semplici ed essenziali.

La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Pellegrino Artusi – 1891
790 ricette, raccolte dall’autore con passione nel giro dei lunghi anni e innumerevoli viaggi, “l’Artusi” è il libro più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i grandi cuochi dell’ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e suggerimenti.

È il libro di ricette della mia famiglia da generazioni, letteralmente venerato e usato da mia madre, e forse l’unico libro di cucina usato da mia nonna Aurelia, la vera, grande, elegantissima e ineguagliabile cuoca di casa. L’opera esalta il piacere del mangiar bene, e in effetti più che un ricettario è un libro di gusto, ricco di dissertazioni, di spunti linguistici in una prosa limpida che ricorda la cordialità del discorso conviviale.

La Biblioteca Comunale Pellegrino Artusi di Forlimpopoli ne conserva, su supporti cartacei e/o digitali, 15 edizioni curate direttamente dall’autore dal 1891 al 1911, anno della morte, oltre a numerose traduzioni del libro in altre lingue.

La cucina marchigiana tra storia e Folclore, Nicla Mazzara Morresi – 1978
Altro libro introvabile, la ricerca condotta da Nicla Mazzara Morresi con rigoroso metodo analitico che offre lo spunto per squarci di vita agreste e per poetici quadri bucolici, scava nel mondo dell’antica società contadina, patriarcale, povera e dimensionata sul podere sulla piccola comunità paesana dove è nata la cucina marchigiana con le sue caratteristiche inconfondibili di spiccata frontalità.
Si trattava di piatti che non avevano alcuna pretesa ricercatezza: i prodotti della terra passavano direttamente sui fornelli, gli ingredienti erano scarsamente elaborati; la carne compariva sulle mense assai raramente, solo nei giorni di festa (in questo io dimostro di essere una marchigiana “rustica” DOC ;)).
Non mancano ovviamente i vinci sgrassi, la minestra di cicerchie, le varie cresce e spianate e i calcioni. Non mancano i tordi matti di Fabriano, il fritto misto all’ascolana, il fritto di animelle, gli gnocchi di crema, le cotolette di coniglio fritto.
Ci sono poi le ricette degli insaccati, tipiche della mia regione, quindi zampone, pancetta, salsicce, salami del Montefeltro e di Fabriano, soppressata di Fabriano, mazza-fegato, coppa, cotechini.
E poi i piatti di pesci: i brodetto (all’anconetana, di porto Recanati, di San Benedetto…), e i vari piatti di pesce di mare, come le polpette o le frittelle di baccalà, lo stoccafisso in varie versioni, ma anche quelli di fiume come la trota o di lago come l’anguilla.
Tante ricette, semplici, a base di verdure.
L’adorata e molto tradizionale parmigiana di gobbi e i dolci: cavallucci di Apiro, Frustenga, ciambelle, ciambellano bostrengo, Buccellato (anche qui nelle Marche, ho scoperto proprio ieri leggendo che la parola fa riferimento ad una forma, diciamo una sorta di “pull apart bread” ante tempore, castagne dei morti, biscotti di mosto, lattaruolo, maritozzi, croccante e torrone biondo. C’è in fondo un capitolo dedicato ai piatti rossiniani che semplicemente adoro: dal classico ormai famosissimo filetto alla Rossini, al tournedos alla Rossini, al risotto alla Rossini, alla minestra di noccioline alla Rossini, di beccacce alla Rossini, di tordi e castagne alla Rossini.
Ci sono pure dei dolci Rossiniani;)
Come al solito avrei voluto rendere meglio questi meraviglioso libri che nella loro struttura e impostazione, anche nella scelta stessa delle ricette, raccontano la mia e la nostra terra, ma già averveli elencati e almeno in parte raccontati mi pare l’inizio di una storia.
Vi chiedo anzi se e quali libri “vecchi”, o antichi, conoscete.
Non devono essere necessariamente Marchigiani o Romagnoli, raccontatemi qui nei commenti i libri della vostra tradizione culinaria, i vostri libri di cucina “rustica” regionale, io ve ne sarò infinitamente grata <3
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Categories: Cookbooks, Food Tags: chiacchiericcio, mamme nonne zie suocere sorelle, cucine sostenibili, libri, cucina tradizionale, libri bellissimi del weekend

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Interazioni con il lettore

3 Commenti

  1. Emanuela Lupi

    19 Gennaio 2026 at 21:36

    Questo è forse credo uno dei post/appuntamenti che mi piace di più…
    Adoro i libri di cucina regionale, mi piacciono tantissimo, fanno storia, radici, passato ancora presente, identità… Di questi che hai citato tu non posso non amare ”il libro dei dolci dimenticati” io che di cose dimenticate vado sempre in cerca…
    Io ho un libro di cucina “rustico” provinciale (della mia provincia quindi Pesarese e Urbinate), ne ho uno di cucina regionale toscana che mi riportò mia sorella da un viaggio fatto nella zona di Pienza, e poi ne ho un altro ancora che non è proprio rustico, ma è sempre regionale (si intitola “300 ricette regionali italiane”)..
    Per ora mi vengono in mente questi tre…

    Vabbè intanto grazie per questa carrellata, ma soprattutto grazie per il tuo linguaggio e l’utilizzo di termini e parole poco usate… Davvero!

    Ti mando un abbraccio forte e ti auguro buona serata e buona notte.

    ps: quel musetto e quegli occhioni… <3

    Manù.

    Rispondi
    • Rossella

      19 Gennaio 2026 at 21:52

      Manùùùùùùù, ciao!
      Che bello leggerti subito, ripaga la fatica perchè davvero, scrivere sti post ti toglie i sentimenti! X-D
      (immagina quanto io mi possa immergere, e perdere, in ogni singolo libro, e quanto tempo anche solo questa cosa porti via… però è davvero bellissimo per questo, e per tutti i “link nei link” che vado cercando viavai che scrivo…)
      Senti, ti va di darmi i riferimenti bibliografici anche dei primi due?
      Sono sempre alla ricerca di questi testi, perchè come dici tu, “fanno storia, radici, passato ancora presente, identità”… Grazie grazie grazie davvero per tutto!
      <3

      Rispondi
      • Emanuela Lupi

        20 Gennaio 2026 at 06:00

        Ciao cuore, buongiorno!!
        Ovviamente, certo che sì!
        Allora..
        Il primo si intitola ”Tutti a Tavola – le ricette della provincia pesarese” scritto da Valentino Valentini ed è super figo, perché oltre alle ricette dei piatti, suddivisi per portata dagli antipasti ai dolci, alla fine ci sono delle parti dedicate ai prodotti caratteristici proprio del territorio, come i formaggi, il maiale, il farro, i funghi, l’olio da oliva e, ovviamente, i vini con una piccola postilla per visner, vin santo e liquori vari..
        L’editore è GRAPHO 5 ..
        Spero tu riesca a trovarlo perché è davvero bello.. (altrimenti fischia che ti giro le foto delle ricette che ti interessano!)

        Il secondo invece si intitola ”Vademecum de cucinae toscanae – Piccolo ricettario della gastronomia toscana” è un opuscoletto sottile sottile che racchiude le ricette più tipiche delle varie province della Toscana, sia dolci che salate.. Trovi i gnocchi del Casentino e le girelle aretine, la trippa alla fiorentina, alla schiacciata con lo zafferano, i tortelli della maremma , il brodo di giuggiole, il lesso rifatto e la lepre dolce e forte, il picchio pacchio e la parmigiana di cardi, ecc…
        L’editore è questa volta Aska Edizioni…
        Anche qui, se non lo trovi, ma ti serve qualcosa fischia!

        Spero di esserti stata utile in qualche modo..
        Se ti serve altro, chiedi pure, sto qua.

        Baci.
        Manù.

        Rispondi

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